I big esteri conquistano il real estate

1/1/2018

Cresce ancora l’appetito per il real estate italiano.

Si tratti di investimento diretto, come per gli uffici o centri commerciali, oppure di acquisizione di non performing loans, crediti in sofferenza con sottostante immobiliare, il real estate italiano continua a catalizzare l’interesse degli investitori internazionali. Se solo l’anno scorso si sono chiuse operazioni per un controvalore di 9,5 miliardi di euro, per la metà con capitali internazionali, quest’anno si potrebbero superare i dieci miliardi di euro di volumi, stabilendo un nuovo record. Circa il 70% realizzato da capitali di matrice estera.

In totale, secondo i dati di Scenari Immobiliari, gli investitori internazionali hanno speso nel mattone in Italia dal 2000 a oggi circa 26,5 miliardi di euro, dieci miliardi dal 2000 al 2010 e 16,5 miliardi circa dal 2011 a fine 2017 (stima). Mentre i fondi sovrani mediorientali si sono concentrati nel settore degli hotel di lusso – al fondo sovrano del Qatar fanno capo gli hotel cinque stelle della Costa Smeralda, mentre ad altre società di quell'area alcuni hotel di Venezia e Firenze -, i gruppi americani hanno scelto di spaziare da uffici a centri commerciali e outlet. E ultimamente si sono concentrati anche nella logistica.

A fare gola sono ancora gli uffici, prima asset class. Ma, mentre il retail inizia a sentire una fase di stanca e contrazione, si cercano nuovi asset in grado garantire ritorni elevati, adesso che la compressione ha ridotto i rendimenti per investimenti core e core plus. In particolare residenze per anziani, cliniche, ospedali e student housing.

Anche l’incognita delle elezioni, fissate per il prossimo 4 marzo, non dovrebbe allontanare gli investitori esteri.

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